Sardegna via mare e periplo della Corsica - 2014


AVVENTURA

 

Autore: Gambocat

E’ la vacanza che avremmo sempre voluto fare: Sardegna e Corsica via mare, con il nostro gommone. E, finalmente, la scorsa estate io e mia moglie ci siamo «lanciati» nell’avventura. Subito si comincia un’attenta ricerca di dati e informazioni per la programmazione della navigazione e per valutare come organizzarci al fine di vivere comodamente per tre settimane campeggiando in gommone o a terra, a seconda delle possibilità e degli spazi offerti da un battello lungo 5,40 metri (Selva 540 battezzato «Gambocat», motorizzato Selva Dorado 40 XSR).

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In realtà, non saremmo partiti completamente alla cieca, dal momento che una buona parte dei luoghi previsti dalla nostra rotta erano già noti, avendoli visitati più volte negli ultimi dieci anni. Sarebbe stata, invece, la nostra prima volta totalmente gommonautica: per questo occorreva organizzare tutto minuziosamente (carte, documenti, strumenti, check-list di dotazioni e logistica), prevedendo pure due piani di viaggio perché, come tutti sanno, quando si programmano vacanze nautiche di questo tipo l’incognita del meteo può sballare i progetti e non di poco. Meglio, quindi, avere un piano «A» e uno «B».
Una volta controllati motore, gommone, auto e carrello, siamo pronti a partire per questa «gustosa» navigazione che ci si prospetta densa di avventure ed emozioni. Le attrezzature erano abbastanza a posto: gli unici interventi che abbiamo fatto sono stati relativi al montaggio delle luci di via, dotare i gavoni delle serrature, installare una presa a 12V. Oltre che a essere sottoposto al tagliando generale, al fuoribordo è stata anche sostituita la girante. Come attrezzature «extra» ci siamo portati una tanica da venti litri di benzina (non si sa mai) e un pannellino solare che abbiamo sempre lasciato a prua del gommone durante il giorno e che - costantemente carico - ha provveduto ad alimentare i nostri cellulari e la luce della tenda notte (sia quando la montavamo a terra sia bordo).

UN MOTORYACHT COME SCUDO
Tutto pronto, dunque, e così una mattina dell’inizio di agosto (2015, ndr) partiamo da Milano per il Marina Terre Rosse di Piombino. Le previsioni meteo promettono una una finestra di almeno cinque giorni di condizioni meteomarine decenti (ci siamo riferiti al servizio del Consorzio Lamma, www.lamma.rete.toscana.it). Arriviamo a destinazione verso le 16 e salpiamo appena dopo avere riempito i gavoni e lasciato in custodia il carrello e l’auto. Rispetto all’assetto ordinario del gommone, l’unica modifica apportata è la ciambella con i parabordi fissata a lato della consolle. Per il resto tutto è al chiuso nei gavoni, tranne il pannellino solare a prua; nel gavone di poppa ci sono le dotazioni di sicurezza, nello spazio sotto alla prolunga prendisole c’è un borsone, nel gavone centrale abbiamo collocato casse con effetti personali, cibo e altro, mentre in quello prodiero il materiale da campeggio. Nei vani della consolle abbiamo collocato ciò che serve per l’uso quotidiano a bordo.
La traversata verso Marciana Marina, con mare piatto e assenza di vento, è un buon inizio. In un’ora circa approdiamo al Circolo Velico dove montiamo la tendina biposto; con la pompa elettrica a 12V gonfiamo il materasso (su cui abbiamo predisposto uno strozzo in tessuto, per assecondare la forma dei tubolari a prua) e via per una cenetta e una bella serata in paese. Al mattino seguente ci attendono un’onda di un metro e un po’ di vento di Maestrale, ma le previsioni parlano di un miglioramento, per cui lasciamo il porto approfittando, però, di un motoryacht come «frangionde», nel senso che lo abbiamo seguito costantemente a una decina di metri di distanza, utilizzandolo come «scudo». La situazione - come previsto - è presto migliorata e a circa 10 miglia dal porto di Capraia il mare è ormai quasi calmo. Dopo un’ora e mezza circa dalla partenza, contattiamo con il Vhf il porto di Capraia e, ottenuto un posto dedichiamo il resto della giornata al relax. A sera montiamo la tenda e saliamo in paese per una visita che ci soddisfa pienamente.
Il mattino dopo ci porta in Corsica, finalmente! La giornata è splendida e il mare calmo, ma all’orizzonte c’è foschia e l’isola francese, che col bel tempo si vede bene da Capraia, non si distingue nitidamente. Impostato il Gps su Macinaggio cominciamo la traversata constatando con un certo stupore che, contrariamente a quanto di solito si sente o si legge, non vi sono così tante imbarcazioni in navigazione. Per noi e per il gommone è la prima traversata del genere. Siamo molto emozionati!

70 MIGLIA PER COMINCIARE
Miglio dopo miglio l’isola si avvicina sempre di più (16 mg tra Capo Zenobito e Macinaggio); noi allunghiamo un po’ la rotta, procedendo a zig-zag, perché a metà della traversata incrociamo un branco di delfini e, chiaramente, Elena vuole salutarli uno ad uno... Un paio di ore dopo la partenza facciamo il pieno nel porto di Macinaggio (pagando la benzina 1,6 euro contro i 2,3 di Capraia), da dove poi puntiamo verso Nord. Transitiamo davanti alla Riserva delle isole Finocchiarola, doppiamo l’isolotto della Giraglia, all’estremo Nord della Corsica, per poi ridiscendere lungo la parte occidentale del «dito», cioè il promontorio di Capo Corso, sfilando davanti al porto di Centuri, agli approdi di Pino, Canari e Nonza, con la lunga spiaggia di sassi neri.
Meta di giornata, secondo i nostri piani, è Saint Florent, ma siccome il mare «tiene» bene, la navigazione è piacevole (ogni tanto ci fermiamo a visitare i paesini costieri o per fare bagni rigeneranti), ci diciamo che - in fondo - possiamo anche proseguire oltre, tanto Saint Florent già la conosciamo bene. Anche questo è anche il bello della navigazione in libertà: poter organizzare le giornate senza vincoli e scadenze. Puntiamo, quindi, la prua verso le spiagge del Desert des Agriates, scegliendo la splendida Anse de Malfalcu per una sosta.
A Ile Rousse non troviamo posto; con leggero disappunto non ci resta che proseguire per una ventina di miglia fino a Calvi, tanto restano ancora tre ore buone di luce. Se non dovessimo trovare un ormeggio neppure sotto la «Citadelle» potremo sempre pernottare in uno dei tanti campeggi in riva al mare.
L’entrata nel porto di Calvi, con la cittadella fortificata che domina il golfo, è molto suggestiva; troviamo rapidamente posto al pontile evitando gli ormeggi alla boa. Montiamo la tenda e ci concediamo una cenetta con vista diretta sui megayacht attraccati nel Marina, quindi una passeggiata nella città vecchia e alle 9 del mattino seguente siamo pronti per riprendere il mare. Nella prima tappa abbiamo percorso in totale 70 miglia: partendo da Capraia alle 9 di mattina, siamo arrivati a Calvi alle 17 circa, in tutta tranquillità e con un mare da cartolina: non male come traversata d’esordio!

SOSTA IN PARADISO
Lasciato il porto di Calvi, puntiamo verso Ovest. Abbiamo un’onda di prua da un metro e mezzo, ma niente vento. Dopo circa 10 miglia ai limiti della planata, il Maestrale soffia deciso, ma l’onda cala. In queste condizioni di mare si apprezza la morbidezza con la quale la chiglia del nostro gommone entra nell’onda, permettendo un’andatura senza troppi sobbalzi. I vari siti meteo consultati in precedenza prospettano una situazione in miglioramento, ma per non rischiare ci ripariamo nella parte sottovento della punta Nord-Ovest della Corsica, dove c’è la Riserva naturale della Scandola, in attesa di capire come evolve il tempo e, nel caso, tornare qualche miglio indietro per passare la notte a Galeria. Ma le condizioni meteomarine si stabilizzano, così approfittiamo per passare la giornata ammirando le pareti verticali di granito rosso a picco sul mare trasparente dove, facendo snorkeling, i pesci (evidentemente coscienti di stare in un’area marina protetta) ci avvolgono come una nuvola colorata.
Nel pomeriggio doppiamo Punta Palazzu e dopo poche miglia arriviamo a Girolata; questo era uno dei nostri obiettivi: arrivare in gommone in quello che riteniamo essere il luogo più bello della Corsica. A Girolata si è fuori dal mondo, tutto è spartano, essenziale, immerso in una natura fantastica che va dalla Riserva marina della Scandola fino alle Calanche di Piana e Capo Rosso. Rimaniamo qui tre giorni piantando a terra il campo base, presso la Cabane du Berger (30 euro al giorno compreso l’ormeggio alla boa), un ristoro/ostello tutto di legno, che dispone di capanne per accogliere i camminatori in transito e dove è consentito anche piazzare in libertà le tende nel prato, sotto gli eucalipti, usufruendo dei servizi necessari (bagni, market, bar). Una specie di paradiso.
Al mattino del quarto giorno, con onda lunga di poppa e vento da Tramontana, molliamo gli ormeggi di buon’ora. Ci fermiamo a Porto per il pieno di benzina, ma rabbocchiamo anche a Cargese, dopo sole 25 miglia: lo facciamo sempre quando passiamo da un Marina attrezzato perché non si sa mai... Navigando verso Sud visitiamo la vasta baia di Sagone (dove sostiamo per rifornirci di cibarie). La costa diventa progressivamente meno rocciosa, per lasciare il posto anche a qualche spiaggia o caletta raggiungibile da terra. Altre 15 miglia con onda crescente al traverso e arriviamo in vista delle Iles Sanguinaires, spettacolare sequenza di isole all’imboccatura Nord del Golfo di Ajaccio. Come sempre in Corsica, nelle prime ore del pomeriggio il mare comincia a formarsi con onde, corrente e vento che s’incrociano in varie direzioni. L’andatura diminuisce sui 16/18 nodi e la navigazione si fa un po’ faticosa.
Facciamo tappa presso le lunghe e bianche spiagge di Olmeto, appena prima di Propriano, su cui facciamo rotta; con una rapida comunicazione al Vhf, ci assegnano un posto nella nuovissima Marina, la più bella e organizzata trovata nel nostro viaggio, con servizi al top, pagando non più dei soliti 20 euro tutto compreso. Anche oggi, in tranquillità, ci siamo fatti 60 miglia; cominciamo proprio a gustarci questa vacanza senza schemi, che ci porta a dormire dovunque ci troviamo, senza l’obbligo di tornare al punto di partenza, sapendo che il giorno dopo ci aspettano un posto diverso e una nuova navigazione avventurosa.

NAVIGAZIONE NELLE BOCCHE
Obiettivo della giornata successiva è il porto di Tizzano, 18 miglia più a Sud di Propriano. La costa si alterna rocciosa, punteggiata di calette accessibili soltanto via mare. Sono una più bella dell’altra, ma Cala di Conca e il suggestivo faro di Capo Senetosa ci hanno colpito particolarmente. Il porto di Tizzano, purtroppo, dispone di pochi posti per il transito, così proseguiamo facendo tappa nell’ansa di Roccapina, appena dopo il «Rocher du Lion», dal nome della suggestiva roccia che sormonta la Punta di Roccapina, la quale divide il golfo omonimo dalla baia predetta. Immancabile la torre di avvistamento che si staglia nitidamente sulle rocce a strapiombo sul mare. Ovunque ci si trovi a navigare, lungo le quasi 300 miglia di coste còrse, appaiono almeno un paio di torri all’orizzonte: fanno parte dell’antico sistema di allarme utilizzato dalle popolazioni di terra per monitorare gli attacchi dei pirati Saraceni. Accendendo i fuochi sopra le torri si allertavano gli abitanti che provvedevano, in tal modo, a ritirarsi verso l’interno dell’isola. Si narra che in due ore il passaparola facesse il giro completo della Corsica: efficienti precursori dei metodi di protezione civile...
Continuiamo la navigazione verso Bonifacio e, man mano, veniamo rapiti dalle famose e pittoresche scogliere. Come sempre, l’entrata nel canale del porto è ardua a causa del moto ondoso provocato dalle barche e dai traghetti che transitano ininterrottamente. Ottenuto, con qualche peripezia, un ormeggio proprio davanti ai locali del vecchio porto, più tardi saliamo a piedi verso la cittadella e ci gustiamo la vista magnifica sul Marina e il mare aperto.
Il mattino seguente, sul presto, dopo aver dormito poco nulla a causa della musica dei locali del porto incessante fino all’alba, decidiamo di attraversare le Bocche di Bonifacio per raggiungere la Sardenga. Da Bonifacio a Santa Teresa la via più breve è di 9 miglia, mentre la diagonale verso il fiordo di Porto Pozzo, situato davanti all’isola di Spargi e a metà strada tra Palau e Santa Teresa, ne misura una quindicina. Usciamo dal porto verso le 8 e troviamo vento frizzante e onda di Ponente, condizioni non così «tranquille» come ci avevano prospettato le previsioni meteo. Il cielo è terso sulle Bocche, ma a Est si distinguono nubi temporalesche in direzione di Lavezzi, Razzoli e Budelli. Nulla di grave e, in ogni caso, le nuvole sono in allontanamento rispetto alla nostra rotta.
Per un paio d’anni, in passato, abbiamo trascorso a Porto Pozzo le nostre vacanze arrivando in traghetto da Genova, via Olbia. Fa un po’ strano ed è davvero emozionante arrivare al mattino presto via mare, puntare la spiaggia ancora deserta, spegnere il motore, alzare il trim e, con il lungo e lento abbrivio, spiaggiare «Gambocat» lasciando affondare la chiglia nella sabbia, a cinque metri dal muretto del «Camping Arcobaleno». Non ci pare vero: siamo arrivati in Sardegna dal mare, col nostro gommone! Faremo base qui per i prossimi giorni, durante i quali navigheremo qua e la nell’Arcipelago della Maddalena e nelle Bocche, non più in solitaria ma con i tanti amici del forum «Gommoni & Motori» presenti in zona. Siamo a metà della nostra vacanza, abbiamo alle spalle 350 miglia di mare vissute intensamente e circa 30 ore complessive di navigazione. Ora ci aspetta un po’ di relax, anche perché è in arrivo qualche giorno di forte Maestrale.

NIENTE BENZINA
Dopo una settimana riprendiamo la rotta verso Nord; dopo aver attraversato le Bocche e passato una piacevole giornata alla spiaggia di Balistra, nel Golfo di Sant’Amanza, facciamo rotta verso Porto Vecchio (16 mg più a Nord). Piantiamo la tenda nel camping «Golfo di Sogno» e ci fermiamo quattro giorni durante i quali ci godiamo le tante spiagge e isolette di questa zona della Corsica. Per la nostra partenza il meteo pronosticava Libeccio e onda sopra il metro, ma al risveglio la situazione è migliore del previsto. In un paio d’ore smontiamo l’accampamento e carichiamo il gommone, salutiamo gli amici, facciamo il pieno di benzina a Porto Vecchio e mettiamo la prua verso Nord. Fuori dal golfo l’onda lunga ci sospinge al giardinetto consentendo al gommone una velocità di 25 nodi a 5.000 giri/minuto.
Nelle 20 miglia che separano Porto Vecchio da Solenzara si ha la netta percezione di come la costa si «ingentilisca», passando progressivamente da scogli rocciosi alle spiagge sabbiose. Avevamo progettato di fermarci a Solenzara, dove fra l’altro - lo verifichiamo via Vhf - c’è posto per l’ormeggio; tuttavia siamo soltanto a metà giornata, le condizioni meteo sono buone, così decidiamo di tirare avanti per altre 30 miglia fino a Porto Taverna. Dopo Solenzara, in direzione Nord, si susseguono per chilometri spiagge e dune che spesso celano alla vista stagni a volte molto vasti, collegati al mare da canali naturali o artificiali. In questa zona c’è anche da segnalare la presenza di un «rosario» di boe che invitano i naviganti a tenersi a distanza, in particolare sono le mede che indicano di passare a Est perché il pericolo si trova a Ovest (quelle con i miragli che si toccano alla base, mentre i vertici dei coni puntano uno in alto e l’altro in basso, ndr). Non ci sono scogli, l’ecoscandaglio rileva fondo sabbioso a circa 10 metri: il motivo dell’avvertimento è che ci troviamo in una zona interdetta che per alcune miglia costeggia l’aeroporto militare a Sud di Ghisonaggia.
Transitiamo da Aleria, quindi approdiamo al porto di Taverna-Cervione dove, con nostra grande sorpresa, manca la benzina. Un gommone come il nostro pone certamente dei limiti all’abitabilità, ma è spinto da un motore che ha il vantaggio di essere poco «assetato». Travasiamo la tanichetta di riserva da 20 litri che ci consente di navigare tranquillamente fino a Bastia. Qui ci sono due opportunità per i diportisti, il nuovo porticciolo a Nord della città e quello vecchio, che condivide l’entrata con il bacino commerciale dove attraccano i traghetti, ma sbocca nel centro storico della città: è proprio lì che vogliamo andare.
Siamo fortunati: tramite Vhf ci confermano che resta un solo posto per le unità in transito. Non perdiamo tempo e riusciamo ad accaparrarcelo per la modica cifra di 15 euro al giorno, ormeggiando accanto a un veliero di legno che avrà almeno un secolo di vita. Entrando nello scalo si ha l’impressione di varcare la quinta di un teatro, di essere su un palcoscenico (il mare) con platea e palchi rappresentati dagli edifici storici che avvolgono il porto a semicerchio. Il contesto è molto scenografico: si notano subito la cattedrale, il castello e gli stretti vicoli che dal Marina salgono verso la città.

MISSIONE COMPIUTA
Con le 70 miglia di ieri addosso, oggi vogliamo prendercela con la massima calma, per cui, dopo avere acquistato le cibarie facciamo rotta verso Nord, in direzione Macinaggio, navigando rilassati e mantenendoci sottocosta, in modo da ripararci dalle folate di vento provenienti da Ponente. Anche per questa ragione stiamo pensando di modificare la nostra rotta di rientro a Piombino: l’intenzione sarebbe di non passare più da Capraia come all’andata, ma attraversare direttamente da Bastia con una rotta obliqua verso Pianosa, per poi approdare all’Elba (24 miglia di traversata). Di fatto, questa è una delle tre rotte consentite tra il continente e la Corsica per chi ha la patente entro le 12 miglia.
Le previsioni di Lamma confermano che nei prossimi tre giorni il Maestrale sferzerà la parte Nord del dito, scendendo di traverso verso l’Elba. Ne approfittiamo e prendiamo, dunque, la rotta a Sud, anche perché su Capraia la Capitaneria segnala un bel Maestrale di oltre 25 nodi. Pieno di benzina, check generale e lentamente sgusciamo fuori dal porto di Bastia verso un mare calmo, ma velato dalla foschia mattutina che non impedisce, comunque, di osservare il profilo dell’Elba. C’è una debole onda al traverso da Sud che non ci disturba affatto; navighiamo sui «soliti» 20/22 nodi a circa 4.500 giri/min. Di quanto questa rotta sia più lunga di quella dell’andata ce ne accorgiamo quando, dopo mezz’ora di navigazione, il profilo dell’Elba non è cambiato, siamo ancora lontani; ogni tanto rallentiamo per gustarci lo spettacolo con Capraia a sinistra, l’Elba davanti, Pianosa e Montecristo visibili verso Sud.
Da qualche miglio il mare è meno calmo e avvertiamo anche vento da Ponente; la situazione peggiora nell’avvicinarsi all’Elba, obbligandoci a rallentare leggermente l’andatura. Ormai l’isola è distintamente davanti a noi e bordeggiare verso Marina di Campo è una bella sensazione. Ci sarà il tempo per allineare i pensieri, per far sedimentare i giorni trascorsi in mare ed eventualmente arrivare a qualche conclusione a mente fredda su come vada affrontata e gestita questa navigazione. Oltre alle sensazioni personali, di certo in questo periplo abbiamo raccolto tante informazioni che, pur cercandole, non avevamo trovato nella preparazione del viaggio.
Anche oggi abbiamo percorso circa 70 miglia. Difficile descrivere i sentimenti che ci accompagnano entrando nel canale che ci porta alla nostra meta definitiva, il Marina Terre Rosse di Piombino. Certo, il colore dell’acqua intristisce e fa subito rimpiangere le gradazioni di blu del mare che ha accompagnato la nostra quotidianità nelle ultime tre settimane. Come per l’acqua c’è un netto contrasto tra la contentezza di aver vissuto una bellissima esperienza di navigazione, tutt’altro che scontata, ma anche la tristezza di sapere che è finita. Ci porteremo dentro le emozioni di questo viaggio per gran parte dell’inverno.
Tiriamo fuori il gommone dall’acqua salata dopo 23 giorni e oltre 600 miglia di mare vissuto appassionatamente.

Bravo «Gambocat» e bravi anche noi, ce lo meritiamo, no?

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