Circumnavigazione Sardegna passando per la Corsica - 2016


AVVENTURA

 

Autore: Gambocat

I protagonisti del racconto:
Elena e Davide sono i navigatori che hanno effettuato il giro della Sardegna che trovate in queste pagine. Milanesi di nascita e brianzoli di adozione ciaspolano d’inverno ma navigano in continuazione nel resto dell’anno nei laghi lombardi e in laguna veneta, sempre in compagnia degli amici del Forum di Gommoni & Motori dove sono conosciuti come i Gambocat. Nelle vacanze hanno bisogno di respirare il mare, spesso in solitudine e vivendolo a pieno partendo da un porto e arrivando in un altro, in libertà ma con prudenza. Sono contenti del loro Nautica Led 590 motorizzato Mercury 115 che si sono fatti assemblare su misura dalla Brianza Nautica di Osnago (LC) in modo che rispondesse alle loro esigenze di concretezza ed essenzialità, divertimento e sicurezza, svago lacustre e navigabilità marina.
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LA TRAVERSATA DA SPEZIA ALLA SARDEGNA
In certe limpidissime giornate invernali, dalle vigne terrazzate alle 5 terre l’isola di Gorgona appare vicinissima, ma è un effetto ottico generato dalla rifrazione della bassa atmosfera perché di fatto dista circa 40 miglia nautiche dalla costa ligure. Oltre alla voglia e alla curiosità di arrivarci, per noi transitare da Gorgona era il completamento del trittico di itinerari consentiti, oltre quelli via Capraia e Pianosa effettuati negli ultimi anni, per la traversata via mare verso la Corsica e la Sardegna.
Ma questo non era l’unico obiettivo, il nostro sogno era quello di tentare il giro della Sardegna in gommone, ben consci che sarebbe stato magnifico realizzarlo ma che non l’avremmo sfidato a prescindere. Era la nostra vacanza e già se fossimo arrivati nel Golfo di Oristano sarebbe stata una bella soddisfazione.
Durante la primavera abbiamo cominciato una lunga e approfondita ricerca di informazioni sulla navigazione, a partire dal portolano della Sardegna on line dove vi sono le schede nautiche e tecniche di ogni approdo pubblico e privato nell’isola.
Per ognuno dei porti abbiamo inoltre verificato quali fossero le nautiche più vicine sia per interventi necessari sullo scafo che sul Mercury, divieti o limitazioni alla navigazione lungo la costa, market in zona porto, hotel e B&B, opzioni di noleggi auto e scooter, informazioni turistiche per le visite a terra.
Invece per la check list di quanto doveva esserci a bordo eravamo più tranquilli: lo spazio e l’organizzazione dei gavoni del nostro Led 590 erano già stati testati a dovere e l’unica modifica apportata quest’anno era alla tenda da CN, in modo da consentire di avere cuscini e testa nel lato largo del prendisole di prua davanti alla consolle. Agli amici che in primavera ci chiedevano “dove andate in vacanza?” non abbiamo detto bugie: saremmo andati via mare a Porto Pozzo, ed era vero, però l’avremmo presa un po’ larga....
Ma prima di tentare il giro bisognava arrivarci in Sardegna e sin da fine luglio appariva chiaro dalle previsioni marine e poi dai riscontri reali che quest’anno il meteo sarebbe stato poco affidabile. Contando su una buona finestra di tre giorni per la traversata abbiamo quindi anticipato la partenza da Spezia al 3 agosto affidando macchina e carrello alla “Scaforimessa Fai da Te” con il proprietario che accompagna i clienti allo scivolo pubblico di Fossamastra presso la darsena Pagliari, dove abbiamo messo il gommone in acqua e ingranato la manetta verso questa nuova avventura. Abbiamo quindi cominciato a lasciare la scia nel golfo dei poeti davanti ai grandi cantieri nautici, salutando Porto Venere a dritta, le isole Palmaria, Tino, Tinetto e via in mare aperto in direzione sud verso la Gorgona, mantenendo una distanza di circa 12 miglia dalla costa toscana, che non vediamo nella foschia del mattino e dove dopo poche miglia sparisce anche l’orizzonte ligure a poppa, affidandoci quindi alla sola navigazione strumentale.
Dopo un “battibecco” via Vhf con un rimorchiatore a guardia del terminale metanifero di Livorno finalmente la vediamo. Un'isola ha sempre il fascino dell'isola e lo ha ancor di più quando ti avvicini distinguendone sempre meglio il profilo e intorno vedi solo mare a 360 gradi.
Con la prua oramai a pochi metri da Gorgona Scalo risultano comunque vani i tentativi fatti tramite Vhf con l’amministrazione carceraria per poter approdare sull’isola anche per poco tempo. Ci abbiamo provato ed è già tanta roba essere qui a osservare da vicino Gorgona che appare molto bella, alta e vissuta, con i vigneti e le parti coltivate, casolari e carceri di varia datazione. Poco male, il mare continua a essere favorevole e puntando a Sud vediamo il profilo di Capraia che rende inutile la navigazione strumentale. Dopo una ventina di miglia entriamo nel porto di Capraia sfilando sotto la rocca e davanti alla sirenetta sugli scogli, il che è sempre piacevole. Breve sosta e poi navighiamo il lato a sud dell’isola per un bagno caldo a 27 gradi a Cala Rossa di Punta dello Zenobito.
Abbiamo benzina sufficiente per non transitare da Macinaggio per cui puntiamo dritto il waypoint verso Bastia dove arriviamo alla Marina di Toga à metà pomeriggio, con alle spalle le prime 93 miglia.
L’indomani proseguiamo senza problemi verso Solenzara e Porto Vecchio rilevando gli indicatori reali del nostro assetto in navigazione considerando i 15 q.li di massa totale:
15 nodi a 3.600 giri con 11 litri /ora
20 nodi a 4.050 giri con 13,5 litri /ora
25 nodi a 4.950 giri con 18 litri / ora
Sia il capiente gavone di poppa che i tre a prua sono riempiti di materiale in modo da non avere spazi vuoti che causino movimenti interni in caso di onda. Abbiamo suddiviso in casse trasparenti i contenuti in base agli usi per ottimizzarne accesso e utilizzo. In coperta non vi è nulla a vista se non il pannellino solare per la ricarica degli smartphone e della luce da CN. La ripartizione dei pesi fa mantenere allo scafo un angolo di navigazione che mi pare buono.
Sosta di un’oretta all’Isola Piana presso Bonifacio per salutare diversi amici del Forum Gommoni & Motori che sono qui in ritrovo. Poi traversata delle bocche con un’onda spezzata e finalmente eccoci alla Marmorata e a Santa Teresa di Gallura. Con Elena ci eravamo detti che una volta qui avremmo deciso non solo se continuare ma anche valutare gli scenari meteo per stabilire la direzione della navigazione. Le previsioni danno ancora 48 ore di bel tempo, se tutto va bene domani potremmo essere ad Alghero e costeggiando la Sardegna in senso antiorario beneficeremmo anche dei venti e correnti dominanti previsti nei prossimi giorni: l’esito della votazione a scrutinio in costume da due a zero in favore del “continuare e tentare il giro della Sardegna” almeno fino a Cabras, poi vedremo! Approvato: a 22 nodi puntiamo a ovest verso rotte che da qui in poi non abbiamo mai percorso ma che abbiamo tanta voglia di conoscere!
 
DA SANTA TERESA DI GALLURA AD ALGHERO
Passato Capo Testa proseguiamo nella navigazione oltre la spiaggia di Vignola lungo una costa che appare rocciosa e verdeggiante, molto poco abitata e con colori delle rocce che vanno dal grigio granito all’acceso amaranto fuoco della costa di Isola Rossa. Navighiamo a circa un quarto di miglio dalla costa per non avere sorprese di scogli e per essere pronti a visitare ogni tratto dell’isola che attira il nostro interesse, molto belle le lunghe spiagge di Badesi e San Pietro, ma ancora più affascinante è l’approccio al tramonto alla città di Castelsardo arroccata sopra la rupe che domina sul porto. Ottima l’accoglienza e l’ormeggio, bagni molto puliti al costo popolare di 15 euro e market con specialità sarde a 20 metri dalla banchina.
Armiamo il gommone per il CN con movimenti che tra noi diventano più automatici e ottimizzati. Vivere in due per più giorni in maniera continuativa a bordo di un gommone da 5,90 metri senza spazi inutilizzati richiede molta disciplina nel rimettere sempre al loro posto oggetti e materiali, anche se questi vengono usati ripetutamente. Sembra facile e divertente, a volte lo sarà un po meno quando vento e stanchezza la sera si sommano alla liturgia dei movimenti per il CN.
La serata è piacevole e Castelsardo visto dal porto appare illuminato come un presepe, due passi, cenetta e poi a nanna.
Al risveglio il meteo non è dei migliori ma per ora siamo a Castelsardo e vogliamo visitarla. Dal porto transita un comodo pulmino che si arrampica verso le mura di questa bellissima città con origini genovesi e una lunga storia aragonese che ne ha caratterizzato i borghi con carruggi e tratti medioevali.
Dopo la visita torniamo a piedi verso il porto scendendo lungo il versante a mare che concede panorami bellissimi sull’intero golfo e con l’isola dell’Asinara abbozzata nella foschia a nord ovest. Da qui sono 18 miglia traversando il golfo che una volta mollati gli ormeggi solchiamo con un fastidioso mezzo metro di onda secca di prua. Seppur larga poche centinaia di metri, vista da sud l’Asinara appare lunghissima e infatti da un capo all’altro misura almeno una quindicina di chilometri.
Recentemente la navigazione da diporto privato nel parco dell’Asinara è stata normata da regole ben precise: per avvicinarsi a Cala Reale si percorre un corridoio di accesso tra aree marine protette che portano fino ai pontili davanti alle vecchie strutture che nei secoli hanno ospitato la vita nell’isola: prima allevatori e pescatori, poi malati in quarantena e infine prigionieri della prima guerra mondiale, delle campagne d’Africa, del terrorismo brigatista fino ai mafiosi.
Ma la nostra navigazione continua e seppur con qualche dubbio sul meteo per un vento che non molla proseguiamo verso Stintino, costeggiando verso ovest l’Asinara per arrivare all’isola Piana. Qui lo scenario è spettacolare con l’acqua che assume colori di azzurro e blu accesi soprattutto davanti alle spiagge della Pelosa e Pelosetta. Essendo riparato dalla terraferma qui il mare è una tavola ma persiste un po’ di vento forte e con qualche dubbio affrontiamo il passo dei Fornelli, presidiato dalle due torri della Pelosa e della Finanza che delimitano gli estremi del canale navigabile.
La particolarità del passo dei Fornelli è che il mare aperto passa dai 130 ai 4 metri di profondità attraverso uno stretto “imbuto” che lo spinge nel golfo dell’Asinara, dove le onde sentendo terra vengono amplificate: dalle calme acque davanti alla Pelosetta, dopo un centinaio di metri di navigazione siamo fuori in mare aperto trovandoci nell’alveo dell’onda. A prua e a poppa vediamo solo pareti d’acqua. Non ho misurato se fossero onde di tre o quattro metri, ho solo sentito Elena che mi diceva: “forse è meglio tornare indietro”! Parole sante, ho cercato il giusto momento per virare dentro un’onda un po’ più lunga delle altre e ci siamo rinfilati nel mare olio davanti a Stintino. Incredibile il cambiamento in poche centinaia di metri. Ci siamo intimoriti? Si.
Serviva un piano B. Pescando nelle schede del portolano chiamiamo via Vhf il porto di Stintino ma hanno barche in waiting list di approdo perché tutte sorprese dal cambiamento meteo imprevisto. Entriamo nel porto vecchio e spiegata la situazione e vista la metratura limitata del gommone, ci danno un posto nel Circolo Nautico privato che appartiene a un socio attualmente in navigazione. Bel colpo, siamo proprio in paese e non ci dispiace la prospettiva di un pomeriggio di relax dopo tre giorni e 250 miglia percorse. Non siamo ad Alghero come previsto ma siamo nel mare pragmatico, quello vero che fa i conti con l’onda, il vento e le correnti, con la stanchezza e i timori, non con le App e le buone intenzioni.
Nel tardo pomeriggio montiamo la tenda per il CN e si verifica quello che succederà tutte le sere della nostra vacanza: commenti e foto dei naviganti e dei passanti nel porto, classica domanda sul “ma come, dormite sul gommone e lì dentro!?” oppure la classica battuta “ma dove piantate i picchetti della tenda!?” che sono comunque una bella maniera per un aspetto assolutamente unico di questo tipo di navigazione raminga: attaccare bottone con gli altri equipaggi nei porti, le loro storie, i battelli, le navigazioni, i consigli le birre i favori le dritte che ci si scambiano sulle banchine al calare della sera.
L’indomani sveglia sul presto, transito tranquillo nella rada dei Fornelli ma nel passo, appena mettiamo la chiglia in quello che qui e nei racconti viene chiamato il mare di fuori, è invece la stessa storia di ieri, con onda non meno di tre metri solo che il vento non è di tramontana ma di maestrale. Dietrofront, prua verso Cala Reale all’Asinara dove lasceremo il gommone alla boa per una giornata a terra con visita fino a Cala Oliva, il carcere, il bunker, i vecchi insediamenti, la casa di Falcone e Borsellino, la cella di Riina, le baie dedicate ai diportisti con una mare limpidissimo e coste straordinarie.
L’indomani contrariamente a quanto previsto dal meteo soffiava un vento deciso da grecale e non vedevamo le ochette delle onde oltre Capo del Falcone. Non proprio convinti di quello che avremmo trovato ci lanciamo nel passo dei Fornelli e appare evidente che il grecale, soffiando contro la direzione dell’onda da ponente, ne ammortizza l’asperità ritrovandoci nel bel mezzo di onde alte almeno un paio di metri ma molto lunghe, non aggressive, da piacevole saliscendi continuo e noi virando verso sud le abbiamo tutte al traverso, sdrammatizzando l’altezza dell’onda e il timore per la navigazione.
Su e giù dall’onda e arriviamo ad Argentiera ma l’onda è tale da non consentirci di avvicinarci a riva, ammiriamo i vecchi depositi di materiale minerario lungo le coste e la pietra argentata che riflette i primi raggi del sole. Proseguiamo verso Porto Ferro con il mare che comincia a essere meno regolare. A Cala d’Inferno l’onda è un minestrone ribollente che si infrange sulle alte scogliere a picco a forma di anfiteatro. Questo è un primo assaggio di quello che scopriremo in tantissimi posti di quest’isola straordinaria: tratti di costa non raggiungibili via terra, restati integri e veraci dove l’uomo non è ancora riuscito a fare danni e dove si respira la continua lotta impari tra il mare e la roccia. Costeggiamo l’isola Foradada e arriviamo davanti alle Grotte di Nettuno dove vediamo scendere la gente a piedi lungo gli oltre 600 gradini di scala ricavati nella roccia a picco sul mare. Un posto magico ed estremo, ma lo stato del mare peggiora, doppiamo Capo Caccia per puntare verso le mura catalane di Alghero.
Troviamo ormeggio proprio sotto una delle torri presso la Marina di Sant’Elmo. Con 30 euro e servizi a terra in simpatico stile “veliero corsaro” passiamo un bel pomeriggio visitando la città con scritte ovunque in italiano, catalano e sardo.
 
DA ALGHERO A ISOLA SAN PIETRO
Smontiamo la tenda all’alba e in un’ora a 22 nodi arriviamo a Bosa lungo una costa che da Alghero non ha alcun insediamento umano, intatta e selvatica. Proseguiamo in dislocamento nel porto canale del Fiume Temo risalendolo fino a Bosa, dominata dal Castello dei Malaspina. Suggestivo l’approdo nel mezzo del paese con il lato sud del canale a cui si affacciano le vecchie concerie che hanno fatto la storia di questo luogo.
E’ d’obbligo ormeggiare e fare una colazione calda in paese dove nel bar non mancano sempre gli accoglienti commenti dei presenti sul nostro viaggio: da dove veniamo, dove andiamo, dove dormite, non mancate di vedere questo e quello. E’ uno dei piaceri di questo tipo di navigazione: avere il tempo di stare con le persone incontrate casualmente, sentire i racconti degli anziani sul “mare di una volta e la pesca che non c’e’ più”, sulla Sardegna di adesso e quella che era.
La torre di Capo Mannu prima di Putzu Idu ci riserva un passaggio davvero complicato nel suo mare con l’onda che arriva da ogni direzione e sento molta resistenza da forti correnti sulla carena.
Davanti a noi si intravede il profilo della penisola del Sinis con le lunghe spiagge di Is Arutas, famose per la loro sabbia composta da granelli di quarzo con colori scintillanti che vanno dal rosa al verde, creando riflessi unici sia nei fondali che nei colori della costa. L’onda sale e puntiamo decisi lungo la costa verso San Giovanni di Sinis dove dal mare osserviamo le basse casette e la bianca spiaggia sfacciatamente a schiena dritta a perenne sfida del maestrale, proseguendo poi verso Capo San Marco dove, appena doppiato il faro, ci accolgono le calme acque del Golfo di Oristano.
Siamo provati dalle ultime 20 miglia ma tre cose ci riportano alla meraviglia di questo viaggio: una coppia di delfini, la torre spagnola che domina la Penisola del Sinis e soprattutto la vista delle rovine di Tharros li davanti alla prua del nostro gommone.
Ma oggi il mare e a navigazione sono stati tosti, oggi nessuna votazione, decidiamo di non decidere in merito al proseguo e di goderci la vacanza anche perché da domani pomeriggio il Consorzio Lamma prevede due giorni di forte maestrale e, per il poco che abbiamo visto, non c’è proprio da mettersi a fare calcoli o sfide con il mare della costa sarda occidentale.
Soprattutto che in questa parte della Sardegna ci sono tantissime cose da visitare per cui optiamo per fermarci qualche giorno. Dalle informazioni raccolte ci risulta che il porto di Torregrande sia collegato con Cabras e Oristano da un autobus, potremmo quindi restare in CN. Puntiamo invece nel dormire a terra per agevolare la logistica delle escursioni e nonostante si sia nella settimana di ferragosto si conferma la disponibilità di una stanza in un B&B nel centro di Cabras, il “Su Fassoi” i cui gentili proprietari (con i quali faremo amicizia) si prestano anche nel venirci a prendere in auto nel porto.
Con il gommone a nanna causa maestrale ci siamo scorrazzati con lo scooter a noleggio nel percorrere le strade e la storia dell’oristanese, dal golfo fino ai monti dell’entroterra e alle pendici del Gennargentu, dove il caldo e il vento mischiati ai profumi della terra, dei greggi e della vegetazione non sono riusciti a saturare la nostra curiosità e interesse per questa regione. Abbiamo visitato tanti luoghi e musei, come il sito nuragico di Barumini ma di sicuro dovremo tornarci per approfondire la conoscenza di questa provincia, l’interessante storia di Tharros e lo sviluppo dei nuovi scavi archeologici da dove provengono i famosi “Giganti di Sardegna”, visitare alcuni siti che ci sono sfuggiti, rifare il giro dello stagno, rivivere l’atmosfera antica e marina di San Giovanni di Sinis e il fascino di San Salvatore.
Ma una delle emozioni più belle di questa vacanza è certamente la giornata di mare trascorsa all’Isola di Mal di Ventre con gli amici Daniela e Akes (Alessandro Chessa progettista di tante interessanti e innovative imbarcazioni della “Akes Design” pubblicate anche su Il Gommone). Mal di Ventre è davvero unica: ha il fascino dell’isola che non c’è ma è li piatta davanti a noi con i suoi colori del mare unici dati dai cristalli di quarzo che hanno tonalità di azzurro verde e blu. Camminare sull’isola è emozionante e per noi lo è ancor di più pensando che vi siamo arrivati via mare. Ai frizzanti bagni si sono accompagnati i freschi bicchieri di vino bianco con il pesce cucinato on board da Daniela, questa giornata resta un gran bel ricordo di Sardegna!
Dopo quattro giorni nel Sinis e nell’entroterra usciamo dal Golfo di Oristano. Passiamo al largo di Capo Frasca transitando lungo una costa rocciosa da Torre dei Corsari e Porto Palma per arrivare poi alla lunga spiaggia di Piscinas con alle sue spalle i famosi rilievi che con i loro cento metri di altezza rappresentano le piu’ alte dune naturali d’Europa, modellatesi nei secoli dal mare e dal vento. Dopo Capo Pecora si trova l’insenatura che ospita il porto di Buggerru. Conosco degli amici alle 5Terre che hanno in passato trovato qui approdo con barche a vela quando il porto non era stato ancora invaso dalle sabbie.
Passata Cala Domestica si intravede da lontano il Pan di Zucchero, un isolotto molto pittoresco che segna l’inizio del Golfo di Gonnesa noto per i “villaggi e le miniere fantasma” del Sulcis. Tra il Pan di Zucchero e le miniere abbandonate sulla costa appare qualcosa di incredibile: su una parete verticale a strapiombo sul mare si apre una porta che sembra opera di uno scultore, Porto Flavia.
Siamo rimasti incantati dallo scenario di questo tratto di costa ma dispiaciuti per l’atmosfera triste di queste miniere abbandonate e dai problemi occupazionali che ha causato in questa parte della Sardegna.
Proseguiamo transitando sui 20 nodi verso Nebida e qui in cinque minuti succede quello che avrebbe potuto trasformare una bella vacanza di navigazione in qualcosa di meno piacevole: nonostante fossimo ben lontani dalla costa, a circa 5 metri alla nostra sinistra emerge qualcosa che a prima vista sembrava un ramo con un ceppo di legno ma che in pochi secondi è apparso chiaro fosse un fucile da sub con sotto un incosciente in muta che senza boa o barca di appoggio è uscito mentre transitavamo. Stavamo ancora insultandolo in milanese e scrollandoci la strizza di dosso quando il motore esce improvvisamente di giri, va in cavitazione imballandosi e accompagnato da una mitragliata di colpi sotto la chiglia. A un palmo sotto il pelo dell’acqua c’era un moncone abbandonato di una rete da pesca di circa 5 metri composto da una cima principale di 3 cm di diametro alla quale erano attaccate dei pezzi di trappe con il rosario di piombi nei terminali.
Il tutto era chiaramente avvolto all’elica e nel su e giu’ dell’onda, seduto sulle plancette, ho pazientemente sgomitolato il tutto pregando che non avesse fatto danni al parastrappi dell’elica. Giù il trim, riaccendo il motore, ingrano la manetta e l’elica gira, nessun danno per fortuna, tranne una scheggiatura della vetroresina alla base dello specchio di poppa che ripareremo in porto con una toppa di mastice epossidico bicomponente.
Passata la paura dovuta anche alla deriva verso le rocce, ci siamo diretti verso il porto di Carloforte e al Vhf negoziamo con le Marine Sifredi un posto per la notte. Per noi gommodotati in questi casi è meglio precisare via radio che non vogliamo essere messi nelle banchine dei gommoni, dove di solito non c’è nessuno in CN, ma chiedere un posto tra le barche a vela o i cabinati dove certamente si trova piu’ vita e anche sicurezza per la notte.
 
DA ISOLA SAN PIETRO AL GOLFO DI TEULADA
Prima di mollare gli ormeggi facciamo gli acquisti delle cibarie per un paio di giorni. Fuori da Carloforte prendiamo a sinistra per fare il giro dell’isola e in poche miglia siamo davanti alla tonnara facendo attenzione al pescaggio che qui è davvero limitato. Proseguiamo a ovest e arriviamo a Cala Vinagra con un mix di rocce tutte da fotografare per poi proseguire a Cala Fico il cui faro dall’alto della scogliera, se potesse parlare, credo racconterebbe di grandi pestate di maestrale a Capo Sandalo, visibilmente forgiato da onde e venti.
Il periplo di San Pietro è un susseguirsi di fragili rocce che si vedono veramente sgretolarsi davanti agli occhi e grotte più o meno vaste, per poi ritrovare le spiagge della parte est separata da un tiro di elica dall’isola di Sant’Antioco, dove ci dirigiamo per fare sosta a Calasetta e poi proseguire percorrendo tutto il canale fino a Sant’Antioco e al ponte che la collega alla terraferma, trasformandola in un’isola non più isola!
Navighiamo verso sud per una decina di miglia verso Porto Pino dove resteremo in CN nel porto canale. Questo è un altro posto che è entrato di diritto nella nostra “top ten dei più bei posti della Sardegna” e restiamo abbagliati dal bianco riflesso delle dune in un mare completamente turchese.
La parte meridionale delle dune è sottoposta a servitù militare in quanto inclusa nel poligono di Capo Teulada. Tranne d’estate questi luoghi sono vietati e i sentieri di accesso via terra chiusi da cancelli. Porto Pino è un posto fantastico, vi siamo rimasti una giornata intera e siccome nel pomeriggio c’è più vento che mare si fa rotta a sud verso Capo Teulada. In navigazione osserviamo a ovest in mare aperto le due isole che stanno a sud di Sant’Antioco: la Vacca e la più sperduta isola del Toro con il faro che svetta ben visibile.
Capo Teulada in avvicinamento ha l’aria di un’enorme piramide a segnalare il punto più meridionale della Sardegna e a spartirne la costa ovest da quella est. L’onda sale ma sale anche l’emozione e in dislocamento, per gustare lentamente ogni metro di questo momento, cominciamo a girargli intorno.
Mettiamo in folle l’elica nel punto in cui doppiamo il Capo: cartografia alla mano siamo a 380 miglia nautiche da Spezia e ne mancano 370 per tornare navigando lungo la costa orientale. Il GPS dice che abbiamo alle spalle 512 miglia di navigazione effettiva.
Da Stintino a Capo Teulada la costa occidentale della Sardegna con il suo mare vero che ricorderemo a lungo e che stiamo lasciando misura 140 miglia nautiche.
Da dove galleggiamo adesso guardando a sud verso l’orizzonte blu ci sono 81 miglia per arrivare all’isola tunisina di Galita, 103 miglia per raggiungere la costa africana tunisina e 114 miglia quella algerina. Verso sud-est 187 miglia per arrivare a Trapani.
Capo Teulada non sarà Capo Horn o Capo di Buona Speranza, ma per noi è pur sempre un brivido e una soddisfazione essere qui. Bacio di ricordo e ingraniamo la manetta perché dentro nel Golfo di Teulada oltre al vento si è aggiunta l’ onda.
Tra folate di vento e correnti intrecciate provenienti da tre quadranti transitiamo tra Porto Tramatzu e Isola Rossa ma poi virata a sinistra e siamo nella placida pancia di Porto Teulada.
La marina è impeccabile e con 35 euro c’è tutto quello che serve, tranne il carburante che in caso di necessità viene comunque proposto dal personale della marina a prezzi onesti direttamente dal distributore a terra. Il paese di Teulada non affaccia sul porto ma dista un paio di chilometri all’interno e ci si può recare in autobus o in taxi, ma preferiamo restare qui nell’estremo sud... a respirare il mare, a vivere il porto tra naviganti e pescatori, cenando nel vicino campeggio con tramonto e vista su Capo Teulada.
L’indomani lo scirocco comincia a montare sin da metà mattina e decidiamo di restare qui ancora un giorno e un’altra notte in CN. Stupendo il Golfo di Teulada: lo navighiamo in ogni direzione a ovest Porto Tramatzu, Porto Scudo e Porto Zafferano. A est Piscinni, Porto Malfatano, Spiaggia Tuarredda, Capo Malfatano e Capo Spartivento.
 
DA CAPO TEULADA AL GOLFO DI OROSEI
Dopo due giorni decidiamo di proseguire con la navigazione verso Cagliari, da cui ci separano 33 miglia nautiche. In Sardegna più a sud di cosi’ non si può andare... Passato Capo Spartivento transitiamo davanti alle coste turistiche e alle spiagge attrezzate di Chia e Santa Margherita. In questo fare ci rendiamo conto che è cambiato qualcosa senza che ce ne accorgessimo veramente: nel giro di poche miglia ci ritroviamo in un mare olio e senza vento, con un caldo sole e un piacevole tepore che ci avvolgono anche in navigazione oltre i 20 nodi. Nei prossimi giorni e fino alla Maddalena non troveremo più l’onda, il vento, le correnti che ci hanno accompagnato come fedelissimi amici nella west cost sarda.
Ora incrociamo molte più imbarcazioni rispetto alle scorse settimane e su una penisola poco prima di Pula si osservano anche dal mare le rovine di Nora, città di origine fenicia e poi punica ma che nel secondo secolo a.C. divenne la prima città sarda a essere conquistata dai romani che la considerarono a lungo come capitale dell’isola. Con il gommone si arrivano quasi a toccare le rovine e in questa giornata con mare olio pare di galleggiare nel tempo immaginando la vita tra quelle pietre. Dopo Nora si passa in poche miglia dallo splendore delle rovine alla rovina degli occhi... cominciando un zig zag tra le super petroliere lunghe come campi di calcio alla fonda davanti alla celebre raffineria di Sarroch, con i terminali degli impianti a mare di trasporto del greggio molto poco pittoreschi.
Anche per questa ragione ci teniamo al largo tagliando nel golfo dove all’orizzonte appare il profilo del porto e della città di Cagliari.
In un via vai di imbarcazioni che entrano ed escono dall’apertura tra murate che proteggono il porto chiamiamo al Vhf. Noi siamo entrambi milanesi di nascita, brianzoli di adozione, appassionati di montagna ma convinti e assidui navigatori lacustri per compensare l’astinenza da navigazione marina. Entrare in un porto, farsi identificare e convenire via radio un posto barca, svolgere la liturgia dell’ormeggio alla trappa in banchina, dialogare con il personale di terra della marina, registrare i documenti del gommone e del motore, comunicare il porto di provenienza e quello della prossima destinazione ci fa sentire dei... marinai, umilmente con la m minuscola, ma comunque marinai e quella sensazione di vivere interamente la quotidianità e i rituali del mare poi ce la culliamo dentro per tutto l’inverno.
Non siamo mai stati a Cagliari, nel primo pomeriggio ci siamo incamminati verso il centro e visitato i principali monumenti e palazzi della città che ci è apparsa viva e solare, con tanto movimento, comoda e piacevole da visitarsi a piedi salendo dal porto su fino al castello dove nei dintorni vi sono la basilica, l’università e l’antiteatro romano. Dai giardini del belvedere si ha una vista a 360° sul mare e sui sobborghi di Elmas, Sestu, Selargius, Quartucciu, Quartu Sant’Elena e il suo golfo.
L’indomani ci svegliano le gocce di pioggia che cadono sul tendalino. Attendiamo che finiscano ma la mattina appare comunque nuvolosa con cielo coperto. Siamo stati soddisfatti di Cagliari e decidiamo quindi di proseguire facendo prima tappa al distributore. Nonostante gli impianti di raffinazione della benzina siano li in vista e inguardabili davanti a noi a Sarroch, paghiamo il prezzo al litro più alto di tutta la navigazione in Sardegna, con più di 1,9 euro al litro.
Usciti dal porto ci dirigiamo verso est e scorgiamo il vecchio stadio Sant’Elia in prossimità dell’omonimo Capo, costeggiamo le famose spiagge cagliaritane del Poetto senza troppa animazione in quanto nel frattempo ha ricominciato a piovere e dopo un’oretta di navigazione arriviamo a Villasimius per una sosta nel porto.
Il tempo migliora e torna un bel caldo, visitiamo l’Isola dei Cavoli e sfiliamo Capo Carbonara per dirigerci alla Torre di Santa Caterina e poi alla spiaggia di punta Molentis. Cominciamo a percorrere verso nord il lato orientale della Sardegna osservando alla nostra destra la lunga e bassa Isola di Serpentara.
Passato Capo Ferrato terminano le strutture turistiche di Costa Rei per lasciare il posto a sabbie e dune basse che nascondono i tanti stagni dietro la costa e arriviamo in vista di Porto Corallo, che era la meta della giornata essendo a 49 miglia da Cagliari.
Siamo a inizio pomeriggio ed il mare è uno spettacolo per cui proseguiamo oltre e dopo 4 miglia di costa rocciosa appare uno scenario al quale non eravamo preparati: tra le torri di Capo San Lorenzo a sud e Capo Murtas a nord vi sono 7 chilometri di bianca spiaggia caraibica senza anima viva. Nell’entroterra alle spalle della baia si apre un anfiteatro di irte montagne che raggiungono i 700 metri senza traccia di paesi o abitazioni visibili dal mare. Sappiamo bene dove siamo perché avevamo letto della sua destinazione d’uso: questo luogo che sembra paradisiaco è il famoso Salto di Quirra, servitù militare facente parte del Poligono Interforze di Perdasdefogu.
Servitù o no, con tutte le tasse che si pagano, accostiamo e buttiamo l’ancora perché è un posto incantato e ha colori stupendi, con il gommone che sembra galleggiare nell’aria e con la spiaggia composta da abbaglianti granelli bianchi. Scatto qualche foto e non mi pongo neanche il problema se si possa o meno, confido che in tempo di pace prima di lanciare un missile qualcuno dovrà pur gridare “altolà fermo o sparo!”. In Sardegna sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. Fuori dal periodo estivo in occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati. Per capirci, una superficie quasi pari all'estensione dell'intera Sardegna!
Controvoglia dopo un paio d’ore rimettiamo la prua verso nord anche perché mancano 23 miglia fino ad Arbatax dove sarà possibile trovare il primo porto attrezzato per il CN. Navighiamo lungo la costa che alterna baie a spiagge, scogliere a torri d’avvistamento transitando da Barisoni, Foxi Manna, Tesonis, Capo d’Asta, Perdapera, Torre di Bari, Cea e le spiagge di Is Scoglius Arrubius e Tortoli, per infine girare intorno al Capo Bellavista che ospita il porto di Arbatax e ormeggiare nel porto di Santa Maria Navarrese dove i servizi a terra sono ottimi.
 
IL GOLFO DI OROSEI
D’inverno a elica ferma ciaspoliamo in montagna e frequentiamo le valli laterali dell’Alta Badia, quelle dove la neve è intatta e sono immuni da impianti di risalita: nel Golfo di Orosei l’impressione che si ha è quella di navigare in mezzo alle dolomiti!
I monti del Parco Nazionale del Golfo di Orosei – Gennargentu appartengono al periodo del mesozoico e sono principalmente formati da calcare e dolomie, da cui ne deriva anche il colore davvero unico che ha il mare in questa zona.
Il fondo e le calette non sono infatti composte da sabbia ma appunto da vari diametri di granelli ceduti dai monti a strapiombo sul mare e permettono all’acqua di non avere sabbia o altre sostanze in sospensione, rendendola trasparente, limpidissima e con varietà di blu intense.
Al mattino smontata la tenda da CN lasciamo le cime d’ormeggio in banchina a Santa Maria Navarrese per dirigersi a nord e visitare in dislocamento la costa fino a Cala Gonone. Percorriamo posti unici da visitare in gommone: Pedralonga, la costa del Supramonte – Golgo, Cala Goloritze, Cala Mariolu, Cala Biriala, Cala Luna, Cala Gonone.
Durante il giorno sono tantissimi i gommoni che affollano il Golfo di Orosei, in dislocamento per goderci la meraviglia del Baunei cerchiamo posti meno frequentati e capitiamo a Porto Cuau (o Quao) che si trova seminascosto dal mare e incuneato tra le pareti a strapiombo di Capo Monte Santo.
 
DAL BAUNEI ALLA MADDALENA E TRAVERSATA DI RIENTRO A SPEZIA
Dopo il Golfo di Orosei e passato Capo Comino ci fermiamo per una sosta con bagno davanti a Siniscola e Posada.
Navigazione tranquilla davanti a San Teodoro e dopo Capo Coda Cavallo appaiono nitidamente due isole, così vicine tra loro e così diverse per morfologia.
Molara è la classica isola rotonda coperta da vegetazione e misura 155 metri sul livello del mare, nel lato che guarda Porto Taverna si trovano le famose “piscine di Molara”, acqua azzurra profonda ma cristallina che richiede anche un buon ancoraggio sul fondo sabbioso per tenere botta alla corrente del mare che s’insinua tra l’isola e la costa.
L’isola di Tavolara ha qualcosa di magnetico: non si riesce a staccare l’occhio da questo parallelepipedo grigio di granito e calcaree, che svetta con i suoi 565 metri sopra il mare blu cobalto. Il lato lungo misura 6 chilometri ma quello corto solo uno!!!
Navigando ai piedi dell’isola è impressionante quanto siano verticali queste pareti dove l’acqua pesca subito oltre 50 metri per cui vi sono ogni tanto delle boe di ancoraggio per chi vuole sostare o fare apnea.
Trascorriamo qui il resto della giornata e ci fermiamo per la notte in CN alla “Marina di Costa Corallina”, un approdo privato all’interno di un villaggio turistico dietro l’Isola Piana che si trova giusto davanti alla Tavolara e prima del Golfo di Olbia – Golfo Aranci.
L’indomani oltre Capo Figari appare alla nostra sinistra la Costa Smeralda: torniamo in una parte della Sardegna che conosciamo e nella quale abbiamo già navigato in passato.
Rotta a Nord Est passando tra Capo Ferro e l’Isola delle Bisce: quello che ci appare davanti è familiare e ci sembra di tornare a navigare “in casa”! Nella luce del mattino che le investe appaiono l’Isola di Caprera, di Santo Stefano, La Maddalena. Conosciamo bene l’arcipelago per averlo frequentato spesso negli ultimi dieci anni e l’abitudine a navigarlo non affievolisce il fascino e la bellezza di questo ambiente unico in tutta la Sardegna.
Passiamo oltre Palau e Capo Sardinia dove ritroviamo la “vecchia” Spargi che avevamo giusto osservato più di due settimane fa in transito da Bonifacio e diretti a Santa Teresa di Gallura.
Giriamo intorno alla Coluccia e navighiamo nell’ultimo miglio di questo giro della Sardegna che tappa dopo tappa ha smesso di essere un sogno per diventare giorno dopo giorno una storia di mare, cresciuta dentro di noi come le miglia nautiche nel GPS che ora mi indica la distanza dall’ultimo waypoint fissato alla spiaggia del Camping Arcobaleno di Porto Pozzo.
Sono tre anni che ammariamo su questa spiaggia in gommone arrivando dal “continente” e quest’anno l’abbiamo presa un po’ più larga del solito!
Ultima spinta dell’elica, manetta in folle, motore spento, su il trim, c’è silenzio tranne il fruscio dell’acqua nel lungo abbrivio, ffffffssssssscccccchhhh chiglia sulla sabbia, fermi, è fatta, siamo arrivati, bacio.
Se non si trovano condizioni meteo marine avverse si potrebbe completare il giro dell’isola in diporto anche in 5 o 6 giorni. Ma il nostro non è un raid, nessuno ci ha salutato alla partenza o ci aspetta qui sulla spiaggia all’arrivo, non abbiamo sponsor che ci pagano la benzina e neanche scritte commerciali sui tubolari, le uniche parole al vento sono quelle nere su sfondo arancione che sventolano sul guidone del Forum di Gommoni & Motori a fianco della bandiera italiana.
Stare in mare h24 sul gommone, avere tutto quello che serve per vivere in 590 x 255 centimetri e la navigazione raminga ci fanno godere il mare in libertà e intensità, ne sentiamo il richiamo, lo vogliamo vivere e respirare, non è una sfida, è un bisogno. Quella che abbiamo appena concluso non è un’esperienza estrema: con una dovuta preparazione e senza vincoli di tempo il giro della Sardegna in gommone è alla portata di chiunque voglia pianificare questa rotta con passione e spirito di adattamento.
Quest’anno il meteo agostano non è stato clemente: i primi 180 gradi del giro dell’isola nella costa occidentale sono stati spettacolari, bellissimi, coinvolgenti ma impegnativi, a tratti ci hanno provato e abbiamo avuto anche imprevisti che avrebbero potuto interrompere la navigazione, ma in questo momento stanno tutti nel gavone dei ricordi e non fanno più paura. Da Cagliari in poi è stato tutto più semplice godendosi il mare più serenamente ma l’attenzione e la prudenza non sono mai venute a meno.
Saltiamo dai tubolari alla spiaggia. Ci sono da scaricare due quintali di materiale per il campo base a terra e portare il gommone alla boa davanti al campeggio. Qui a Porto Pozzo ci sentiamo “a casa” e resteremo almeno una settimana a navigare nell’arcipelago facendo zingarate con gli amici.
Poi la traversata di rientro via Corsica che non comincia benissimo con le Bocche di Bonifacio spazzate da un vento di ponente teso e onde al traverso. La situazione migliora da Solenzara in poi e a Porto Taverna tagliamo obliqui per 33 mn verso Marciana Marina. Qui sostiamo in CN al circolo velico, poi cena e serata in paese che respira già i ritmi di fine estate. Usciamo da Marciana all’alba e tagliamo dritto su Livorno. Poi Marina di Pisa ed entrata in porto a Spezia in lento dislocamento, più per voglia che per obbligo.
Alla fine di una navigazione si tirano sempre le somme: 1.113 miglia nautiche percorse in 25 giorni, 747 litri di benzina consumati in 81 ore di funzionamento effettive del motore, 1,49 mn con un litro, 372 euro di spesa per 14 notti in CN nei porti, 31 porti e marine transitati, una riparazione da effettuare alla chiglia, 1 giro dell’ Isola di San Pietro, 19 gradi del mare a Capo Caccia e 26 al Salto di Quirra, un milione di onde nella parte ovest della Sardegna, 1 soddisfazione doppiare Capo Teulada, 1500 a.C. la datazione del sito nuragico di Barumini, 1 mattina di pioggia a Cagliari, 3 sacchetti di bottarga e 2 forme di pecorino brundu portati a casa nel gavone, 2 spaghettate in mare a Spargi e Razzoli, molti delfini avvistati, infinite emozioni, tante persone incontrate, una Sardegna indimenticabile seconda a nessuno, una fantastica luna di miele lunga mille miglia. 
 02 01  02 02  02 03
 
14 Tappe in 25 Giorni – 14 notti in CN - 1.113 miglia nautiche totali
 Tappa  Miglia nautiche 
01) La Spezia, Isola di Gorgona, Isola di Capraia, Bastia (Corsica) 93
02) Bastia, Aleria, Solenzara, Bonifacio, S.Teresa di Gallura, Castelsardo 124
03) Castelsardo, Isola dell’Asinara, Stintino 35
      Un giorno di navigazione nel Golfo dell’Asinara 22
04) Stintino, Capo Caccia, Alghero 43
05) Alghero, Bosa, Cabras 64
      Tre giorni nella Penisola del Sinis e nell’entroterra oristanese 27
06) Cabras, Buggerru, Carloforte 53
07) Giro di Isola San Pietro, Calasetta, Sant’Antioco, Porto Pino 58
08) Porto Pino, Capo Teulada, Porto Teulada 18
      Un giorno nel Golfo di Teulada 22 22
09) Porto Teulada, Nora, Sarroch, Cagliari 33
10) Cagliari, Villasimius, Porto Corallo, Arbatax, S.Maria Navarrese 91
      Un giorno nel Golfo di Orosei 42
11) S.Maria Navarrese, Cala Gonone, Porto Ottiolu, Tavolara, Porto San Paolo 73
12) Porto San Paolo, Golfo Aranci, Porto Cervo, Palau, Porto Pozzo 39
      Una settimana di navigazione nell’Arcipelago della Maddalena 77
13) Porto Pozzo, Porto Vecchio, Solenzara, Porto Taverna, Marciana Marina all’Elba  115
14) Marciana Marina, Livorno, Marina di Pisa, La Spezia 87
TOTALE  1.113
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il gommone e i dati della navigazione:
Gommone Nautica Led 590 by Brianza Nautica del 2015
Motore Mercury F 115 EFI 1.732 cc del 2012
Elica Solas Rubex Steel da 17"
Peso Gommone in assetto ordinario 960 kili.
Peso aggiuntivo in assetto da traversata: 100 kg serbatoi benzina e acqua, 250 kg di equipaggiamento (CN, tenda da camping, materiale campo base, casse cucina - logistica, abbigliamento, attrezzatura), 150 kg equipaggio.
Peso Totale: 1.530 kili
Benzina consumata: 747 litri
Miglia nautiche al litro: 1,49
Litri per miglio nautico: 0,67
15 nodi a 3.600 giri con 11 litri /ora
20 nodi a 4.050 giri con 13,5 litri /ora
25 nodi a 4.950 giri con 18 litri / ora
Ore effettive di navigazione: 81
 
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