Il nostro giro della Sicilia - 2018


AVVENTURA

 

Autore: Gambocat

La Sicilia nella sua parte “triangolare” compresa tra Capo Passero, Capo Lilibeo e Capo Peloro (cioè senza contare arcipelaghi ed isole minori), misura 1.152 chilometri di costa, diciamo 622 miglia nautiche. Ebbene, non vi sono tratti superiori alle 30 miglia senza un porto o un approdo. Anzi, raramente vi sono tratti superiori alle 20 miglia senza potere trovare ormeggio, servizi e assistenza in banchina.
Questo rende agevole pianificare il giro nautico della Sicilia che non pone quindi troppe problematiche logistiche e consente una buona flessibilità nel gestirsi la giornata, la navigazione, il relax, le escursioni sulla terra ferma, gli imprevisti... La gran parte dei porti offrono inoltre un riparo importante e sicuro in banchina, quello che può variare è la presenza o meno di servizi a terra per benzina, acqua, corrente, bagni.
Di seguito trovate i link a diversi portolani, siti e documenti affidabili per la navigazione intorno all’isola che offrono schede dettagliate degli oltre 50 porti siciliani. Alcune sono un po’ datate ma in generale con un colpo di telefono si riesce ad avere conferma su carburanti, corrente, posti barca disponibili, servizi portuali. In media abbiamo speso ad agosto tra i 25 e i 40 euro a notte per i nostri 22 piedi. Alcuni porti sono extra lusso (Marina di Ragusa, Marina di Riposto, Capo d’Orlando) gli altri sono più o meno nella norma di quello che si può aspettare un diportista nautico per accoglienza, sicurezza, servizi.
 

 

Generalmente i porti non sono lontani dalle zone abitate e anzi spesso fanno parte della città o del comune offrendo a portata di infradito tutto quello che può servire per viveri, equipaggiamenti, materiale nautico, servizi commerciali, beni di consumo. Non solo, gran parte dei porti sono serviti da mezzi pubblici che consentono agevolmente via autobus e treno i collegamenti con l’interno e verso i principali luoghi turistici. Nei porti principali vi sono anche opzioni di noleggi auto e scooter.
Da quanto abbiamo potuto rilevare dalle solite utili chiacchere serali tra naviganti in banchina, anche in agosto è praticamente impossibile restare senza un posto barca in transito in tutti i porti siciliani, eccezione fatta per le Egadi e le Eolie.
Altrove, anche senza prenotare, ci si ormeggia agevolmente. Anzi, pare che in alcuni porti della costa meridionale il rischio maggiore sia proprio nei mesi invernali dove vanno “in letargo” tutte le barche a vela che in estate sono in crociera in giro per il Mediterraneo. Comunque, per evitare sorprese alle Eolie e alle Egadi, è possibile prenotare on line i posti boa in rada.
Il nostro periplo è partito da Trapani dove a inizio agosto abbiamo varato la nostra nuova Aqa 22 Gambocat costruita nei cantieri della Aqa Aluminium Boat di Trapani, su progetto dello Studio Akesdesign. In poche miglia da Trapani siamo arrivati alle Egadi dove siamo rimasti a zonzo tra Favignana e Levanzo per un paio di giorni, godendoci la bellezza di queste magnifiche isole, dei fondali e del mare. Se in rada siete alla fonda e non alla boa prestate sempre attenzione alle correnti che qui sono importanti: prima di tuffarci lasciavamo libero un parabordo legato ad una cima a poppa, in modo da tornare agilmente a bordo. E’ stata anche l’occasione per testare strumentazione e spazi a bordo, che ci hanno fatto subito appassionare a questa imbarcazione in alluminio dagli spazi e vantaggi apprezzabili.
All’alba del terzo giorno cominciamo il nostro periplo antiorario della Sicilia transitando davanti a Mozia, Marsala per arrivare a Mazara del Vallo. Entrando nel porto canale, contrariamente alle informazioni raccolte, dai pescherecci ci informano che non c’è carburante. Poco male, ne abbiamo abbastanza per raggiungere Sciacca che dista poco più di 30 miglia a est. Il porto di Sciacca ha una bella marina da diporto entrando sulla sinistra ma è molto interessante osservare i resti dei vecchi ormeggi e infrastrutture da pesca proprio sotto il paese, con le case vecchie a picco sul mare. Restiamo in attesa circa un’ora che uno yatch carichi 3 mila euro di gasolio e poi proseguiamo verso Porto San Leone, navigando in relax a 20 nodi lungo le bellissime coste di questo tratto della Sicilia che comprendono anche gli scenari unici e bianchissimi di Capo Bianco e della Scala dei Turchi, dove è d’obbligo tuffarsi nell’azzurro dell’acqua a 27 gradi.
A San Leone i lavori alle banchine sono in progress ma non mancano luce e acqua. Il lungomare offre negozi dove troviamo specialità locali: a bordo il fornelletto a gas, il frigo da 80 litri e il lavello esterno alloggiati nel poggiareni ci consentono di prepararci cenette “vista mare” che rendono davvero unica questa vacanza. L’indomani con il bus di linea raggiungiamo in venti minuti la Valle dei Templi di Agrigento per una giornata di full immertion nella storia e nella cultura di questa magnifica isola.
Proseguiamo la navigazione e dopo 22 miglia arriviamo a Licata dove Elena trova vicino al porto una pasticceria con cannoli da urlo. Riprendiamo la rotta tagliando 5 miglia al largo il golfo di Gela, sentendo comunque anche da lontano odore di idrocarburi nell’aria. Prima di Marina di Ragusa, che ci accoglie con servizi e strutture portuali nuove e performanti, è d’obbligo la sosta a Punta Secca per una foto alla casa del Commissario Montalbano. Oggi abbiamo percorso 63 miglia con il mare che progressivamente si è formato.
Nel nostro periplo nel versante sud tra Marsala e Isola delle Correnti non abbiamo incrociato imbarcazioni, neanche a vela. Dalla Guardia Costiera del Porto di Pozzallo, dove monitorano con i satelliti le rotte in transito per individuare i flussi legati ai migranti, ci hanno chiesto in navigazione sul canale VHF 16 di identificarci come imbarcazione, provenienza e rotta. Nella parte ionica ci sentiremo un po’ meno naviganti solitari soprattutto intorno a Siracusa, Catania e Taormina. Nella costa nord abbiamo incrociato meno imbarcazioni da diporto rispetto a quanto ci saremmo aspettati essendo nelle settimane a cavallo di ferragosto. Senza parole ne commenti la quantità di battelli presenti alle Egadi e alle Eolie, erano tutti li!
Proseguendo il nostro periplo doppiamo Isola delle Correnti e Capo Passero, subito lo Ionio ci accoglie con onde spezzate provenienti da ogni quadrante e vento. L’Air Top ci offre un gradito riparo non solo dal vento ma anche dal sole che rende rilassante anche un’intera giornata di navigazione. Ci fermiamo a Marzameni, transitiamo alla Riserva di Vendicari e davanti ad Avola, per poi entrare nel suggestivo Porto Grande di Siracusa in dislocamento davanti al Castello Maniace e alla Fonte Aretusa. Ortigia merita una sosta con gustosa visita, non mancate la granita nella piazza della cattedrale!
Un indiscutibile valore aggiunto della Sicilia è che consente un’alternanza di navigazione e turismo a terra, con paesaggi costieri mozzafiato e visite a location storiche, culturali, artistiche, culinarie, ambientali quasi uniche nel Mediterraneo. Certo anche altre isole offrono opzioni turistiche d’eccellenza, ma crediamo che in quantità e varietà la Sicilia sia piazzata da podio.
Non lo scopriamo noi: nella preparazione del viaggio digitando in rete “porti e approdi della Sicilia” una parte dei link rimandano alla storia di greci, fenici, romani, cartaginesi ma anche sbarchi di alleati e fino alle rotte della disperazione dei nostri giorni. Sono letture appassionanti e anche interessanti per capire come già un paio di millenni fa si pianificavano navigazioni e approdi in Sicilia. Erano degli eroi: ma come facevano senza internet, app, portolani, gps, previsioni meteo, vhf, arancini, panelle, pasta alla norma, fritti, caponata, granita!!??
Siracusa, Mozia, Agrigento, Cefalù e tanti altri porti scomparsi o rifondati sono stati teatri e scenari di scambi tra popoli, culture, commerci. Ma anche guerre e scorrerie che suggeriamo di approfondire non solo per curiosità nautica ma per conoscere quanto la Sicilia sia stata al centro di un crocevia unico nel Mediterraneo e nella storia passata e moderna.
Va da sé che quando si compie un periplo in posti dove non si è mai navigato c'è la voglia di scoprire, ma anche l'adrenalina si fa sentire in quanto l'imprevisto e l’inconveniente potrebbero essere dietro ogni golfo, onda, scoglio, trappa.
Vi è anche un aspetto emotivo importante legato alla volatilità nel gustarsi un posto, un panorama, una costa che attira l'attenzione e piace. In un periplo non si ripassa in quel luogo al rientro la sera, di solito non si ritorna giorni dopo in un’altra escursione giornaliera. Questo fa sì che la memoria blocca in simultanea, spesso in dislocamento o a velocità di crociera a venti nodi, l'immagine che ci colpisce e che fibrilla i neuroni nel tempo in cui anche lo smartphone trasforma in pixel lo scenario che ci passa davanti.
Da Siracusa proseguiamo verso nord transitando davanti al golfo di Augusta, poi sosta con bagno a Brucoli prima di transitare davanti a Catania e ai Ciclopi di Aci Castello. Qui l’Etna ci presenta subito il conto con un colpo di vento improvviso che monta il mare nel giro di pochi minuti. Restiamo all’ancora tra i Ciclopi per poi proseguire con la chiglia che cavalca l’onda formata fino a Marina di Riposto, Porto dell’Etna. Siamo oltre metà del periplo della Sicilia con già 300 miglia alle spalle, ma ora più che il mare ci attira lo sbuffo di fumo che esce dalla cima del vulcano. Resteremo qui tre giorni: da Giarre con il treno si raggiungono facilmente Giardini Naxos e Taormina che è d’obbligo visitare. Poi affittiamo un’auto nel porto e via verso Zafferana Etnea e il Rifugio Sapienza, salire in funivia e off road a visitare la cima dell’Etna, riprendere l’auto e percorrere per intero la circumetnea compresa una sosta d’obbligo per la pasticceria a base di pistacchio a Bronte.
La sera torniamo comunque sempre a bordo dell’Aqa 22 per cenare, osservando fino al tramonto lo spettacolo dell’Etna con il suo pennacchio multicolore.
Staremmo qui a lungo ma le ferie hanno il vizio di essere contingentate: riprendiamo la navigazione verso nord e salvo imprevisti entro sera vorremmo essere alle Eolie: dopo 35 miglia arriviamo a Messina e nella foschia dell’alba ci appare la costa calabrese sulla destra. C’è mare formato e un forte vento di prua che l’Aqa 22 Gambocat gestisce agevolmente: al timone facciamo molta attenzione alle navi cargo e da crociera che incrociano numerose rendendo “piccolo” il collo di bottiglia dello stretto. Di colpo dopo Capo Piloro si esce nel Tirreno e il mare si placa d’incanto. Salutiamo le curiose feluche per la pesca del pesce spada che vannoe vengono tra Sicilia e Calabria e puntiamo verso Milazzo: sosta per rifornimento cibarie e benzina, poi rotta verso Vulcano, che oggi non si vede nella foschia affidandoci quindi alla rotta tramite waypoint del Raymarine.
Dopo meno di venti miglia ci appaiono i vigneti a sud di Vulcano e restiamo ammirati dal fascino della pietra lavica nera. Siamo alle Eolie ed è subito emozionante, navighiamo verso Lipari e i faraglioni, restando la sera in rada a Vulcano nella baia delle sabbie nere. Tramonto e alba da cartolina, poi d’elica lungo Salina e traversata a Filicudi con sosta alla Grotta del Bue Marino e allo scenario fantastico dello Scoglio La Canna e lo Scoglio di Montenassari.
Il mare piatto fino al pomeriggio inganna e infatti le previsioni in peggioramento la sera si avverano con notte di buriana: le boe sono esaurite nel porto di Filicudi, troviamo grazie a dei pescatori, che lo fanno risorgere dal fondo, un corpo morto davanti a Pecorini di Filicudi. In poco tempo siamo circondati da barche a vela che però nella notte ci lasciano riprendendo il largo in quanto le ancore non tengono la mareggiata. Ce la ricorderemo questa notte e per non rischiarne una seconda l’indomani torniamo verso Salina con onde non inferiori ai due metri provenienti da tramontana. Non il miglior ferragosto alle Eolie, ripariamo in rada a Santa Maria Salina dove nel pomeriggio transitano un paio di temporali. Chiaramente non vi sono posti barca e boe disponibili in tutte le Eolie, l’indomani navighiamo intorno a Lipari ma decidiamo si salutarle puntando verso Capo D’Orlando.
Dopo 36 miglia di costa dove si alternano spiagge, rocce e centri abitati arriviamo a Cefalù. Da qui altre 20 miglia per arrivare nel bel porticciolo di San Nicola L’Arena dove l’accoglienza e i servizi a terra sono caratteristici e performanti. Decidiamo di restare ormeggiati qui un paio di giorni approfittando del treno che ci porta in mezzora a Palermo, dove visitiamo i “gioielli” della città.
Siamo quasi al termine del periplo della Sicilia e possiamo già fare un bilancio della nuova barchetta in alluminio: navigazione con onde formate, vento e correnti, manovre in banchina, ormeggio, rifornimento, zig zag in rada tra le imbarcazioni non hanno rappresentato oneri o preoccupazioni nella gestione dell’imbarcazione, andando oltre le nostre aspettative di prestazioni e vivibilità a bordo dove la cuccetta, il bagno separato, l’ampio prendisole a prua, il quadrato di poppa e le plancette hanno offerto spazi, agio e protezione a bordo. In assetto da crociera con tutto il materiale a bordo, i liquidi e l’equipaggio si resta comunque entro 20 quintali. Il consumo di carburante del Suzuki 175 con mare piatto in velocità di crociera sotto i 25 kn si assesta al litro per miglio, sale a 1,2/1,3 sul mosso, che in Sicilia ha anche voluto dire sempre vento contro. Non mi è parso di subire troppo l’effetto vela dell’air top mentre è impagabile la protezione dal sole e dal vento che rende rilassante anche la navigazione long run.
Transitiamo davanti a Palermo, Isola delle Femmine, Punta Raisi per restare tre giorni tra Castellamare del Golfo e San Vito lo Capo. Posti fantastici: Scopello, la Riserva dello Zingaro, del Monte Cofano per poi tornare verso Trapani dove all’entrata del porto si incrociano le rotte di partenza e arrivo nel Raymarine, chiudendo questo periplo dopo 18 giorni di navigazione, 26 porti visitati, 630 miglia percorse, 756 litri di benzina trasformati in emozioni d’elica.
Crediamo di avere vissuto un’esperienza di navigazione e turismo fatta di cose semplici e di eccessi, dall’estremo alla calma, di luci di ombre, di sicurezza e rischio, di legalità e abusivismo, di bellezza e degrado, di miseria e ricchezza, mare calmo e burrasca...
Navigando lungo la costa in dislocamento nel ragusano si passa da spiagge da cartolina ad abusivismo edilizio fronte mare in poche decine di metri. Zone naturalistiche tutelate della circumetnea lasciano il posto alla curva seguente a cumuli di rifiuti. Traversando Palermo a piedi si passa in un centinaio di metri dalla magnifica Cappella Palatina a materassi e frigoriferi sui marciapiedi. Servizi pubblici performanti e offerta turistica al top per qualità e accessibilità condividono dissesto, incuria e precarietà nei luoghi attraversati da decine di migliaia di visitatori a Taormina, Ortigia, Trapani, Agrigento. Monumenti e luci, degrado e ombre nel giro di pochi passi.
Quindi non ci si stupisce che anche in porti e marine a poche miglia di distanza tra loro si trovino prezzi al litro della benzina in banchina che hanno oscillazioni importanti (persino costare meno a Salina alle Eolie che a San Nicola L’Arena a dieci chilometri da Palermo). Tale situazione è un “manico storto” non raddrizzabile a causa di quanto di meno positivo si trascina la Sicilia? E’ possibile che un rosario di eccellenti buone prassi turistiche, ambientali, culturali, diportistiche lungo tutto il litorale lasci il posto a buchi di amnesia dove si tocca l’impresentabile? Non abbiamo la risposta ma abbiamo la speranza delle persone che abbiamo incontrato, spesso per caso nelle serate in porto, sui mezzi pubblici, comprando arancini e panelle, nei luoghi archeologici o museali, che hanno nella maggior parte dei casi uno sguardo proiettato verso la valorizzazione e la risoluzione in meglio delle ombre e degli incubi che si trascina nel quotidiano la storia in quest’isola.
Questo è l’aspetto che si è invece mantenuto costante in tutta la navigazione: l’accoglienza, la disponibilità e la simpatia della gente che abbiamo incontrato. Nelle marine, in banchina, chiedendo informazioni sui mezzi di trasporto, facendo acquisti, abbiamo avuto solo cortesia, accoglienza e disponibilità. Non ci hanno mai rimbalzato a male parole quando in un porto accostavamo in seconda fila, a Marina di Riposto dei vicini di ormeggio a cui avevamo raccontato del giro che stavamo facendo e che la nostra barca di milanesi era “made in Sicilia” ci hanno fatto trovare a bordo il giorno dopo una bottiglia di vino. Alcuni diportisti palermitani a San Nicola L’Arena si sono prodigati in informazioni su come andare e girare a Palermo, sempre attenti a farci capire cosa era bene visitare e cosa lo era meno.
Ci siamo portati a casa tante cose buone da mangiare che ci vorrà tempo per gustarle. Ci trasciniamo ancora a distanza di mesi le sensazioni contrastanti di questo viaggio, ma che a saldo ha solo cose positive.

Le tappe del "giro":
Partenza Arrivo Miglia Nautiche
Trapani Isole Egadi 10 mn
Navigazione alle Egadi   31 mn
Isole Egadi Porto San Leone 82 mn
Porto San Leone Marina di Ragusa 63 mn
Marina di Ragusa Siracusa 65 mn
Siracusa Marina di Riposto 58 mn
Marina di Riposto Vulcano 92 mn
Navigazione alle Eolie   57 mn
Isole Eolie San Nicola l'Arena 81 mn
San Nicola l'Arena Castellammare del Golfo 58 mn
Castellammare del Golfo San Vito Lo Capo 12 mn
San Vito Lo Capo Trapani 21 mn
TOTALE NAVIGAZIONE 18 GIORNI   630 mn
 
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